La Conca
periodico della
Zona 5 di Milano
a cura del

Centro Culturale Conca Fallata

 

NAVIGLI: QUALE FUTURO?
A cura di Marco Albertini e Vittore Vezzoli

Navigli: passato di splendore, presente di degrado, futuro di promesse
Milano, le sue vie d'acqua
L'idea della navigabilità è prioritaria
Elettricità dalla Conca Fallata?
Navigli, patrimonio dell'umanità
Le stelle del Naviglio
Alla Fiera di Sinigallia
L'Acqua

NAVIGLI: PASSATO DI SPLENDORE, PRESENTE DI DEGRADO E FUTURO DI PROMESSE

A settembre di quest'anno, intorno ai navigli milanesi, c'è stato un gran ribollire di proteste, di proposte e di polemiche, basate sul collaudato modello dello scaricabarile. Sono scesi in campo un po' tutti: dall'Associazione delle ditte di costruzione (Assimpredil), agli Amici del Naviglio, dal Comune, alla Regione. Cos'è rimaso di tanto gridare? Vediamo con ordine. 1) Il Comune, durante il periodo di asciutta, ha pulito il primo tratto dei Navigli. Una volta era cosa normale. Oggi De Corato mena gran vanto del suo decisionismo ma, per paura di strafare, si è fermato alla prima conca. Il tratto che scorre nella periferia sud di Milano (quello della Conca Fallata) è rimasto sporco. Ma di questo non siamo sorpresi: l'attenzione alle periferie non è la specialità di questa Giunta. 2) La Regione ha lanciato l'idea di una Fondazione nella quale concentrare tutti i poteri di gestione, manutenzione e valorizzazione del sistema di navigli che gravita attorno a Milano. La proposta centra un problema vero: superare il caos di competenze che rende più difficile ogni intervento. Come spieghiamo nell'intervista all'assessore regionale Carlo Lio, l'idea incontra apprezzamento, ma anche ostacoli. Infatti, a quanto siamo riusciti a capire, tra Comune di Milano e Regione c'è un contrasto sulla natura privata o pubblica che tale Fondazione dovrebbe avere. Noi pensiamo, in questo d'accordo con la Regione, che la futura Fondazione dei Navigli debba essere sottratta al pericolo di speculazioni private. E aggiungiamo una proposta: per dare voce ai cittadini che abitano lungo i navigli, dovrebbero essere presenti nella Fondazione anche i Consigli di Zona 5 e 6. 3) È infine rimasto sospeso a mezz'aria l'ennesimo progetto per la sistemazione dell'area dei navigli, che il Comune starebbe per presentare, pare su ispirazione dell'Associazione amici del naviglio, o dell'Unione commercianti, o di entrambi. Usiamo il condizionale e diciamo pare perché questa proposta è un oggetto misterioso. Malgrado nostre insistenze non siamo riusciti a saperne più, e anche in Regione aspettano notizie. L'unica cosa che è apparsa sui giornali con una certa chiarezza e insistenza è l'idea di costruire sotto la Darsena un mega parcheggio di 1000 macchine, non per i residenti, ma per chi viene da fuori. Infine, tanto per cambiare, siamo ricchi di annunci e di promesse. L'Aem pensa di restaurare la Conca Fallata, usando il salto d'acqua per una piccola centrale idroelettrica. La Regione dichiara, niente meno, di considerare prioritario il ripristino della navigabilità. In queste due pagine abbiamo raccolto notizie e commenti su tali argomenti, ma ci ritorneremo in uno dei prossimi numeri. Riparleremo della storia passata dei navigli e delle prospettive future, approfondendo anche l'intenzione di chiedere all'Unesco di considerare il sistema dei navigli milanesi un patrimonio dell'umanità. Soprattutto parleremo della convivenza, oggi difficile, tra i residenti e il popolo dei nottambuli che gravita attorno al fascino dei navigli. Fascino che resiste, nonostante il degrado.


Milano, le sue vie d'acqua
L'idea della navigabilità è prioritaria
Elettricità dalla Conca Fallata?
Navigli, patrimonio dell'umanità
Le stelle del Naviglio
Alla Fiera di Sinigallia
L'Acqua
Editoriale

MILANO, LE SUE VIE D'ACQUA

di Mario Morganti, presidente di Polis

Nessuno direbbe oggi che Milano deve la sua prosperità all'abbondante acqua che scorre in superficie e nel sottosuolo, da nord a sud, e che ancora alla fine dell'ottocento improntava di sé il volto urbano. Si è costretto in un intrico di tubazioni sotterranee (si favoleggia di una rete di scarico delle acque di 200 km) un sistema di vie d'acqua alimentato, sia dai fiumi Olona, Nirone, Seveso e Lambro, sia da torrenti e rogge organizzati in una rete circolare di canali interni, i navigli, sia dagli scolmatori (Vettabbia, Vetra e Redefossi). Per non parlare dei collegamenti con le vie d'acqua esterne dei navigli, che univano Milano ai grandi fiumi lombardi, l'Adda e il Ticino. L'acqua del sottosuolo che spontaneamente sgorgava nelle risorgive, o era captata dai moltissimi fontanili, aveva permesso che attorno a Milano si sviluppasse un territorio agricolo tra i più fertili in Europa, visibile in un paesaggio fortemente strutturato dai filari di pioppi, dalle marcite, dalle cascine organizzate come piccoli castelli rurali, oppure come cittadelle degli ordini religiosi (Chiaravalle, Mirasole, Garegnano). Nell'XI secolo, all'inizio dell'era comunale, attorno alle mura d'Ansperto che segnarono la prima espansione cittadina fuori del perimetro della Milano romana, si organizzò un anello protettivo d'acqua, deviando, oltre ad altre piccole vie d'acqua di cui si è perso il ricordo, i fiumi Nirone e Seveso. Nel frattempo si costruiva il Naviglio Grande che portava l'acqua del Ticino a Milano, sgorgando in un bacino (la Darsena) che avrebbe poi preso la sua forma definitiva dalla sagoma alle mura esterne. Il Naviglio interno, oltre a proteggere le mura, produceva energia e lungo le sue sponde numerosi mulini ad acqua alimentarono il sorgere dell'industria cittadina, tra le prime quelle delle armi, per cui Milano divenne famosa. Un nome, la via Molino delle Armi, è tutto ciò che resta a ricordo di quest'attività. Dal 1400, cioè dall'epoca dei Visconti, e poi degli Sforza, si costruì a nord est il Naviglio della Martesana e si collegarono le vie d'acque esterne al sistema circolare interno dei Navigli. A nord si costruì il Tombone di San Marco con un sistema di chiuse per compensare i dislivelli (il ponte delle Gabelle). A sud si fece un bacino (la conca di Viarenna) che, sempre con chiuse (di cui sopravvive un frammento, la cosiddetta Conca di Leonardo), collegava la Darsena, attraverso l'attuale via Conca del Naviglio, al sistema interno. Alcune vie d'acqua interne alla cerchia dei Navigli, portavano poi i materiali da costruzione e le derrate agricole fino al Duomo (Via Laghetto e antico Verziere). A completare lo sviluppo delle vie d'acqua esterne, all'epoca degli Spagnoli si pensò di usare le acque del Naviglio Grande per alimentare un nuovo canale che collegasse Milano a Pavia, il futuro Naviglio Pavese. Gli Spagnoli costruirono il primo tratto e si arenarono alla Conca Fallata. Napoleone, e poi gli austriaci, continuarono e finirono l'opera. Tutto questo sistema d'acque Milanese segnò profondamente il paesaggio urbano, perché lungo i Navigli si organizzò un sistema di magazzini per le merci (le sostre), di fabbriche, di giardini, dei retri monumentali delle case patrizie e delle sedi istituzionali, che ancora adesso s'indovinano tra i prorompenti edifici nuovi. La copertura dei canali, dai primi decenni del 1900, fu l'occasione per cancellare quanto era stato modellato, per così dire dall'acqua, e sostituirlo con moderni fabbricati. Il sistema urbano legato all'acqua si ridusse fuori delle Mura Spagnole alle tratte di canali esterni che continuarono ad essere vie di comunicazione, fino agli anni sessanta. In questo modo Milano, nascondendo le acque, ha nascosto un pezzo della sua storia e una delle ragioni della sua crescita economica. Per mantenere viva la memoria di una storia millenaria, è dunque necessario che Milano conservi le vie d'acqua rimaste e il territorio che le circonda.

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"LA GRANDE IDEA DELLA NAVIGABILITÀ È PRIORITARIA"

L'assessore regionale Carlo Lio promette: "sforzi finanziari e progettuali" per i navigli. Attesa e perplessità per i progetti comunali di parcheggi sotterranei

"La Regione è impegnata in un grande sforzo finanziario e progettuale perché i navigli tornino a splendere come Milano merita." Così attacca Carlo Lio, assessore alle opere pubbliche della Regione, con una certa solennità, prima ancora di potergli fare una domanda. E aggiunge: "La grande idea della navigabilità è prioritaria". Questa è dunque la prospettiva in cui si muove la Regione Lombardia, anche se, com'è ovvio, tra il dire e il fare c'è di mezzo … un mare di problemi. La prima difficoltà da superare riguarda il groviglio di competenze. Il Naviglio Grande e il Naviglio di Paderno appartengono ancora allo Stato, anche se la Regione ne rivendica la proprietà. Il Naviglio Pavese, il Naviglio di Bereguardo e la Martesana sono invece della Regione. Per quanto riguarda la Darsena la situazione è più intricata: la proprietà è formalmente dello Stato, ma è contestata dalla Regione, che a sua volta ha dato al Comune di Milano una delega per la gestione amministrativa. Insomma, a dire la loro sono in 3. Per superare questo pasticcio la Regione propone una Fondazione, cioè un unico ente autonomo al quale dare tutte le competenze per la gestione e la manutenzione dei navigli. Alla Fondazione dovrebbero partecipare tutti gli organismi in qualche modo coinvolti: Stato, Regione, Provincie e Comuni, a partire da Milano, e anche le Sovraintendenze e i Parchi regionali interessati. L'idea è buona e il Comune di Milano ha dato un sì di massima. Per questa intesa, dice Lio, "forse oggi siamo in un clima più favorevole". In realtà non sarà facile mettere insieme tante realtà diverse. Secondo nostre attendibili informazioni, per esempio, la Regione vorrebbe una Fondazione interamente pubblica, mentre il Comune di Milano vorrebbe aprirla ai privati. E non è una piccola differenza. Il secondo problema da superare, perché i "navigli tornino a splendere", è quello dei progetti e dei soldi. Sul bilancio del prossimo anno, cioè del 2002, la Regione prevede un finanziamento per i navigli di 10,5 miliardi, così diviso: 5 miliardi con fondi dello Stato e 5,5 miliardi con soldi regionali. Il contributo dello Stato sarà tutto per il Naviglio Grande, mentre il finanziamento della Regione andrà in piccola parte al Naviglio Grande (1,5 miliardi), e in parte maggiore (4 miliardi) al Naviglio Pavese. Quest'ultima cifra servirà a pagare uno studio complessivo e di massima per valutare la possibilità e l'opportunità di ripristinare la navigabilità del Naviglio Pavese, ufficialmente abolita il 1° agosto 1978, ma in pratica finita dal 1965. Per riaprire la navigazione e riportare il Naviglio Pavese al suo antico splendore, saranno necessari, secondo la Regione, altri 50 miliardi. Ma di questo si potrà parlare concretamente solo dopo che lo studio di massima sarà fatto e approvato, e solo se tale studio dimostrerà l'utilità ambientale, culturale e turistica di ripristinare la navigazione. Di utilità economica, infatti, non è neanche il caso di parlarne. Non abbiamo ragione di dubitare della serietà delle intenzioni dell'assessore Lio, ma, per stare con i piedi per terra, dobbiamo dire che oggi la navigabilità del Naviglio Pavese è una speranza, e non ancora una realtà. Come scriviamo in un altro articolo in queste stesse pagine, oltre che in Regione, anche in ambito comunale si avanzano progetti. In particolare ha sollevato discussioni tra i cittadini della zona il progetto che prevede anche la costruzione di parcheggi sotterranei, non per i residenti, ma per chi viene da fuori. Anche su questo tema abbiamo voluto sentire il pensiero dell'assessore, che in verità non si è sbilanciato troppo. "Quando il Comune avrà formulato una sua proposta", dice Lio, "allora la valuteremo. Comunque è cosa di competenza comunale". Meno di così non poteva dire. Quando poi lo abbiamo incalzato chiedendogli un opinione sul pericolo che i nuovi parcheggi possano aggravare i problemi del traffico, l'assessore ha risposto alzando le braccia. A volte si può rispondere anche con il silenzio.

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ALLA FIERA DI SINIGALLIA

L'ultimo barcone carico di sabbia è approdato in Darsena nel marzo del 1979, scendendo il Naviglio Grande. I trasporti lungo il Naviglio Pavese erano invece già finiti nel 1965. I vecchi barconi diventarono infatti antieconomici quando entrarono nell'uso i camion con portata maggiore. La Darsena è stata tuttavia un vero porto, anzi uno dei principali porti italiani. Per peso di merci sbarcate, era su per giù alla pari con quello di Ancona. Dove un tempo c'erano le gru che scaricavano la sabbia per le costruzioni, oggi c'è un triste parcheggio d'automobili. Ma ogni sabato le banchine della Darsena sono animate dalla Fiera di Sinigallia, che attira migliaia di curiosi e di compratori, non solo dalla città, ma da tutta la Lombardia. Sinigallia è lo storico mercato milanese di robivecchi, anche se negli ultimi tempi ai tradizionali venditori dell'usato si sono aggiunti alcuni banchi di diverso tipo. Mercato antico, ma assai vitale, pur con "problemi grossi e gravi", come dice Marzio Vezzani, vice presidente dell'Associazione Fiera di Sinigallia. I problemi più gravi sono 2: la presenza di ambulanti abusivi e l'assenza di un'amministrazione comunale che "riconosca la validità storica ed economica del mercato di Sinigallia". Cominciamo dagli abusivi. Le bancarelle storiche, con regolare licenza, sono 180. Quelle abusive sono circa 300. La gravità del problema è tutta in queste cifre. Se si tornasse a 180 punti di vendita, finirebbe il degrado e migliorerebbero i rapporti con i residenti. Inoltre, come dice Mario Morganti, presidente di Polis e abitante della zona, "180 bancarelle non sono incompatibili con una migliore sistemazione monumentale". E, secondo La conca, non sono neppure incompatibili con un uso della Darsena per la navigazione da diporto. L'altro punto dolente è l'assenza del Comune, in pratica sottomesso all'Unione commercianti. Secondo i 180 regolari di Sinigallia, l'Unione commercianti "vuole la progressiva eliminazione dei mercati ambulanti". Già, l'Unione e il suo potente presidente, Sangalli, non a caso dietro al progetto di riempire di parcheggi sotterranei tutta l'area dei Navigli. Gian Marco Cravero, da anni animatore della vita del quartiere, e anche lui abitante della zona, pensa che "questi nuovi parcheggi sono pensati per migliorare i flussi commerciali, non per gli abitanti. In definitiva portano a una città senza cittadini. Chi usa i mercati ambulanti va invece a piedi, o prende il tram."

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ELETTRICITÀ DALLA CONCA FALLATA?

Il degrado della Conca Fallata è uno degli scandali della nostra Zona. Più volte abbiamo chiesto il restauro di questo importante monumento di archeologia industriale, e più volte il Centro culturale Conca Fallata ha promosso iniziative per sensibilizzare i cittadini. All'ultimo momento, mentre stiamo per chiudere il giornale, apprendiamo che qualcosa si sta muovendo. La notizia è questa: l'Aem sta valutando la possibilità di sfruttare il salto d'acqua della Conca per una piccola centrale idroelettrica. L'intervento comprenderebbe la ristrutturazione di tutta la Conca e sarebbe compatibile con l'eventuale uso della Conca stessa per la navigabilità. Conviene tuttavia essere prudenti, perché l'interesse dell'Aem è una cosa, la concreta realizzazione un'altra. Torneremo presto sull'argomento con la speranza di darvi notizie più precise.

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LE STELLE DEL NAVIGLIO
(il Pavese by night)

Come in tutti gli speciali che si rispettino, abbiamo voluto censire le stelle del Naviglio, ossia i locali, i bar, i pub e i ristoranti da viale Tibaldi in giù. Abbiamo cercato di capire che rapporto hanno con il Naviglio che gli scorre sotto il naso, ma sopra tutto abbiamo cercato di farci raccontare qualcosa di interessante in quanto questi esercizi, in passato, hanno contribuito a fare la storia, come i grandi caffè, le bottiglierie, le osterie, dove nascevano nuove idee e nuovi movimenti. Purtroppo per ragioni di spazio pubblichiamo solo una sintesi dei racconti più significativi. L'onore dell'apertura della lista spetta al locale sul Naviglio per antonomasia, l'amatissima Osteria del tubetto, in Alzaia Naviglio Pavese 286. Arredo spartano stile taverna, ottimi vini, schiumose birre, deliziosi affettati, prezzi popolari, un locale al di sopra delle mode ma di marca intellettuale. Ritornando all'altezza di viale Tibaldi, e navigando verso Pavia, il primo locale che incontriamo è la Pizzeria King. Specialità pizze gigantesche (la sfida tra chi riesce a finirla tutta è ancora aperta). Provare per credere. I gestori ci confessano che qualche locale o negozio in più, anche sulla sponda opposta del naviglio, potrebbe migliorare lo stile della zona. Insomma un po' più di vita non guasterebbe. Segue, all'interno di un cortiletto, il Grand hotel pub ristorante in Via Ascanio Sforza 75. Anche questo è un locale storico di Milano, con ottimi vini e cucina raffinata ma non troppo, prezzi giusti, specialità primi piatti. Il signor Paganini pensa che, nella lunga lista dei problemi della zona, ci sia al primo posto la mancanza di pulizia e la poca accoglienza suscitata dall'ormai degradato e dimenticato Naviglio Pavese. Ristorante al caminetto. Hanno ancora un forno a legna per le pizze! Ormai quasi una rarità. Il menu è misto e le insalatone non mancano. Ambiente giovane. Di seguito, al n. 81, c'è El Paso saloon .Giovedì e domenica serate country in un clima da vero saloon. Atmosfera western e buona musica caratterizzano il locale. Ci sono anche una ventina di tavoli per mangiare. Prima consumazione obbligatoria. Sempre sulla via Ascanio Sforza troviamo, all'angolo con la via Spaventa, la birreria Free house: specialità paella. Claudio, ci apre la porta anche s'è chiuso, ma mette fuori solo la testa. Confessa, infatti, di non gradire molto la gentaglia che oggigiorno bazzica a Milano, ma poi la butta sul ridere. Non scherza però, quando parla di liberalizzazione del servizio chiedendo meno restrizioni da parte del Comune e più libertà di esercizio, come ad esempio funziona in Francia con i café che, oltre a vendere dal panino alla bistecca senza particolari licenze, possono spaziare all'esterno a loro piacimento (o quasi) con tavolini sedie e quant'altro di folkloristico. Dopo la lunga facciata dell'acquedotto milanese, si riaccende una luce quando incontriamo l'Antica osteria del nuoto. L'insegna la dice lunga sulla tradizione del locale. Un baffuto nuotatore indossa il tipico costume da bagno dell'epoca (quello a strisce orizzontali). Chi ha origini milanesi avrà senz'altro sentito il nonno raccontare di aver fatto il bagno nel naviglio. Le specialità della casa sono varie. Dipende da come gli gira allo chef: cucina milanese, lombarda , pesce crudo o cotto, e altro ancora. Secondo il parere dei simpatici ragazzi che gestiscono il locale, la rivalutazione del naviglio e della zona potrebbe avvenire tramite una maggiore pulizia e cura dell'ambiente circostante da parte di tutti. Dalle loro parole capisco che il loro sogno sarebbe avere dei tavolini fuori o un barcone, come gli altri della zona Darsena, ma la via Ascanio Sforza/Chiesa Rossa è una statale in città troppo pericolosa, per cui ci vorrebbe un cameriere a sera ... La realtà è, invece, un cavalcavia di prossima costruzione che soffocherà ogni speranza di miglioramenti. Nei pressi dello scavalco di via Schiavoni spicca la Pizzeria cinese "Naviglio". Si possono gustare piatti di cucina italiana, cinese e ottime pizze. Milano dimostra ancora una volta la sua apertura verso gli stranieri, che ormai si sono integrati benissimo in questa società. Adiacente e di angolo troviamo la Birreria Las Ramblas. Live music , flamenco, ottime birre, ma anche menu fisso a mezzogiorno. Il pezzo forte è il rock festival con esibizioni dal vivo ... ci voleva un po' di movimento in zona! Il branzino e Il battello. Due ristoranti simili ma non troppo. Menu a base di pesce (di mare, non del naviglio) sempre fresco. Il Signor Vincenzo de Il battello, mi parla di un naviglio da sistemare, abbandonato a se stesso, che meriterebbe di più. Inoltre conferma che il traffico e la strada statale sono un problema per i locali come il suo, e spera in un miglioramento. In via della Chiesa Rossa al 53 c'è la Budineria Irish pub. Il gestore Franco propone tutte le sere o quasi, musica dal vivo e ottimi budini (al cioccolato, alla vaniglia, alla nocciola, al tiramisù e in molti altri gusti). Prezzi normali e ambiente sano ricavato da una tipica casa del naviglio, ci riportano indietro nel tempo. Da Il gatto e il volpone, pub-birerria che si affaccia su due vie parallele, si respira aria di gioventù e si bevono buone birre. New Champs Elysée. È un club privato che ha avuto un passato glorioso, e un tempo si trovava sull'Alzaia Naviglio Pavese in una zona pittoresca e storica. Ora è sulla via Chiesa Rossa all'altezza de Il gatto e il volpone. Il marciapiede non è un gran che pulito e non c'è parcheggio. Non ci crederete, ma a pochi passi c'è un altro night club, segnalato da una V e due neon blu, molto di tendenza. È il Victor club: la situazione è la stessa del precedente locale. Segnaliamo anche due/tre frequentatissimi bar tabacchi tipo lo Stargate café. Uno di questi funge anche da pizzeria e sforna pizze gustosissime. Focacceria al 7. Ovviamente la specialità sono le focacce appena sfornate. La Signora Ada ci racconta che lei ha provato a tenere aperto anche fino a tardi ma al momento la sua ubicazione nella via non attira molta clientela e se aggiungiamo il problema zanzare ... siamo a posto! In estate senza un buon insetticida siamo fritti. Ed eccoci al tremendo One way pub, specialità ottimi panini. Il simpaticissimo signor Zambelli, inizia l'elenco delle cose che dovrebbero cambiare, proprio dal problema Conca Fallata. Lo stato di degrado in cui giace, dice, è una vergogna nei confronti dei molti turisti che vengono a vedere il capolavoro di Leonardo. Inoltre chiede più pulizia in zona. Lo stato di abbandono è evidente, e chiede ai colleghi di collaborare cercando di tenere il più in ordine possibile i propri locali. Altro grosso problema sono le auto che sfrecciano a velocità folle e che più di una volta hanno rischiato di entrare nella vetrina. I numerosi incidenti in questo tratto di strada gli danno pienamente ragione. All'angolo di via Chiesa Rossa con via Boifava, c'è la Pizzeria ok. Un gazebo in cortile ripara chi vuole mangiare fuori, dalle zanzare d'estate e dal freddo d'inverno. I locali interni sono stile birreria e le pizze sono particolari. Conviene prenotare. Ultimo locale del nostro censimento, è l'Antica osteria della conca fallata. Specialità: stufato d'asino con polenta e penne in qualsiasi modo. L'ambiente è rustico e gradevole, con ottimi vini e tanta simpatia. Sull'Alzaia Naviglio Pavese, dal ponte della ferrovia all'Osteria tubetto, unico rappresentante del settore è il Bar Naviglio. Recentemente rinnovato, è frequentato prevalentemente da gente del posto e da magrebini.

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NAVIGLI, "PATRIMONIO DELL'UMANITÀ"

Il Comune di Cernusco è attraversato in tutta la sua lunghezza dal Naviglio della Martesana, e ha così pensato di chiedere che l'Unesco dichiari patrimonio dell'umanità l'intera rete dei canali navigabili intorno a Milano. L'Unesco è l'agenzia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo delle attività culturali. Tra le sue tante e lodevoli iniziative, c'è anche quella di prendere sotto la sua protezione ambienti, monumenti e luoghi di particolare interesse storico e culturale. Per fare un esempio molto vicino a noi, l'Unesco ha recentemente dichiarato patrimonio dell'umanità il villaggio operaio di Crespi d'Adda costruito alla fine dell'800, singolare e interessante esempio di una idea paternalistica dello sviluppo industriale. Il sistema dei navigli milanesi è una realtà storica, economica e ambientale, diversa ma paragonabile al villaggio di Crespi d'Adda, e l'iniziativa del Comune di Cernusco ci sembra ottima. Al fine di mettere insieme la documentazione necessaria per avanzare con successo la richiesta all'Unesco, si pensa di chiedere l'aiuto dello storico Edo Bricchetti, lo stesso che ha già preparato la documentazione per Crespi d'Adda. Il lavoro per chiedere e ottenere l'importante riconoscimento dell'Unesco sarà complesso e richiederà molti anni, ma ne vale la pena. In uno dei prossimi numeri La conca tornerà sull'argomento, con un'ampia intervista a Bricchetti. IL NAVIGLIO PULLULA DI VITA (per appassionati di pesca e sensibili animalisti). Uno dei tanti pescatori seduti sulla sponda del Naviglio Pavese, ci racconta che, quando non viene svuotato totalmente, il Naviglio è il posto adatto per chi vuole divertirsi a pescare con canna fissa o bolognese. Il nostro amico conferma che ha avuto occasione di attaccare anche dei persici di discrete dimensioni, magari non alla conca fallata ma solo qualche km più in là. Il suo consiglio è quello di pescare con una buona canna con galleggiante leggerissimo, vista l'assenza di corrente forte, e sgranare la piombatura così che l'esca raggiunga il fondo nel modo più naturale possibile. Il guadino a pancia larga sarà un nostro amico fedele anche pescando con la bolognese, viste le possibilità non remote di attaccare qualche bel mostro. Dopo la chiusa di Pavia, inizia la vera e propria foce che arriva alla fine della muratura trasversale di contenimento: in questo bellissimo lancone consiglia principalmente due tipi di pesca: bolognese per tutti i ciprinidi e al tocco per i meravigliosi persici che si trovano spesso e volentieri. Ci da qualche consiglio solo sulla pesca al tocco del persico, visto che la pesca col galleggiante è cosa semplice anche per i più inesperti. Per il persico, continua l'amico pescatore, mi metto sul lato destro della lanca dando le spalle alla chiusa e mi posiziono sul muretto subito dopo la scaletta per chi attracca con la barca. Ci assicura che ha avuto il piacere di rilasciare dopo la cattura, persici di oltre sei etti. Per chi è appassionato di ledgering il posto adatto è la sponda opposta, posizionandosi davanti al punto zero, ovvero quella linea immaginaria che unisce la morta della foce alle rapide del Ticino.

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